Olaf II Haraldsson, detto il Coraggioso, nato il 995 morto il 29 luglio del 1030, fu re di Norvegia dal 1015 al 1028.
È considerato santo e martire dalla Chiesa cattolica.
Nacque nell'anno in cui Olaf Tryggvason giunse in Norvegia. Sua madre fu Åsta Gudbrandsdatter, e suo padre Harald Grenske, bisnipote di Harald I Bellachioma. Nella cultura moderna norvegese egli è noto con il nome di Olav den Hellige o Olaf il Santo.
In lingua norrena il nome di Olaf II Haraldsson era Óláfr. Dopo essersi convertito al Cristianesimo ed essere stato battezzato nel 1010, Olaf trascorse diversi anni in Inghilterra, combattendo contro i Danesi, per poi fare ritorno in Norvegia nel 1015 autoproclamandosi re di Norvegia, dopo aver guadagnato l'appoggio dei cinque sovrani che allora detenevano il potere nella regione. Nel 1016, nella battaglia di Nesjar, sconfisse Sveinn Hákonarson, legittimo erede nominale della corona, consolidando così definitivamente il suo dominio sulla Norvegia.
Durante il suo regno cercò di annullare la minaccia del potere dei suoi vassalli a sud del paese, e cercò di imporre l'insediamento del Cristianesimo come religione di stato, grazie anche all'aiuto e all'appoggio dato ai missionari cristiani e alla loro attività di evangelizzazione della popolazione. Insediò il suo potere anche sulle isole Orcadi, grazie ad una missione militare contro la Danimarca, che gli consentì di stringere un patto di pace con il re danese Olof di Svezia, stipulato nel 1020 nell'insediamento di Kungahälla.
Fu ucciso nel 1030 nella battaglia di Stiklestad, contro la cosiddetta "Armata dei Contadini", guidata da alcuni nobili suoi avversari legati a Canuto I d'Inghilterra.
Olaf II di Norvegia è considerato dalla Chiesa cattolica santo e martire. A seguito dei miracoli avvenuti sulla sua tomba (venne riportato che il suo corpo, ad un anno di distanza dalla morte, risultava ancora incorrotto), il vescovo Grimkel il 3 agosto 1031 ne decretò la venerazione. È generalmente raffigurato con i simboli dello scudo, spada, elmo o del globo; in molte rappresentazioni della sua morte è dipinto con le tre ferite (al ginocchio, al collo ed al petto) che, secondo la tradizione, gli sarebbero state inflitte durante la battaglia da suoi tre nemici (Thorin Hund, Kalv Arnesson e Torstein Knarresmed).